Flusso Stenopeico

Di)venire #1. Napoli è un opera fotografica progettata per il sottosuolo e fa parte della serie Flusso Stenopeico.

Per la realizzazione di quest’opera ho deciso di utilizzare il foro stenopeico che è l’antesignano della macchina fotografica, sperimentando una tecnica a cui ho dato il nome di Flusso Stenopeico: mentre impressiono la pellicola, riavvolgo il rullo creando un immagine di movimento nel movimento che supera i limiti del fotogramma, ne viene fuori un’unica striscia di immagini senza interruzioni; il risultato è dunque una fotografia lunga 36 fotogrammi. Il nome Flusso Stenopeico cerca di racchiudere questo processo: il Flusso è inteso in termini astronomici come il flusso di energia che passa ogni secondo in un centimetro quadrato*. Stenopeico, dal greco stenos opaios, significa stretto foro; dunque il Flusso Stenopeico, indica il flusso di luce che entra in un piccolo foro ogni secondo impressionando la pellicola che nel frattempo si muove.

L’intento è quello di portare la città visibile nei suoi sotterranei. Una lunga striscia, immagine astratta della Napoli a cielo aperto, mira a mostrare ai passeggeri della metropolitana, ciò che vedrebbero se il treno camminasse invece per le piazze e per le strade della città. L’immagine infatti, mostra una città come fosse vista da una treno in corsa, un paesaggio di colori che scorre velocemente davanti agli occhi, la realtà rappresentata è distorta, velocizzata e sovrapposta a se stessa, ma rimane pur sempre una realtà, in quanto la fotografia ha bisogno del suo analogo reale per esistere.

L’istallazione di quest’opera prevede una stampa diretta su plexiglas per amplificare l’idea della città vista dal finestrino del treno e per rendere l’opera stessa una finestra sul mondo sovrastante. In questo caso la finestra affaccia su una realtà altra, in qualche modo astratta, perché non è semplicemente una riproduzione della città, ma piuttosto una visione. Pur raffigurando i luoghi più rappresentativi di Napoli, quest’opera trasmette delle sensazioni cittadine come la velocità, la frenesia, il caos, che sono propri della metropoli moderna, vi è infatti una rivisitazione che rende quasi irriconoscibile il luogo fotografato; si percepisce la presenza di persone, macchine o monumenti, ma non si vedono, creando il paradosso di una fotografia invisibile. Inoltre l’immagine così ottenuta della Napoli a cielo aperto che perde i suoi connotati caratterizzanti e diventa luogo del mondo, si rapporta all’anonimato della metropolitana che non possiede un identità geografica precisa.

Infine la decisione di realizzare un’opera con la tecnica del Flusso Stenopeico, ha il preciso intento di mostrare il cambiamento della città per un tempo in uno spazio. Utilizzando il treno sotterraneo, i cittadini si spostano nella città entrando sottoterra in un punto e risalendo in altro più o meno lontano, senza attraversare la città in superficie, ma passandogli dentro. In questo modo essi perdono una collocazione spaziale geolocalizzata e lo spazio della città si trasforma in durata; allo stesso modo in quest’opera la realtà, trasformata in immagine, smette di essere tale.

In conclusione il mio desiderio è di portare sottoterra la città mentre si modifica, poiché i fruitori della metropolitana escono dalla città visibile in un punto e vi rientrano in un altro punto trovandola cambiata, ma senza aver assistito alla sua modificazione. Ecco dunque la città immobilizzata nella durata del suo cambiamento.

*Il Flusso in astronomia rappresenta la luminosità apparente di un corpo celeste, ovvero la quantità di energia ricevuta da una stella al di sopra dell’atmosfera terreste, in un secondo in un’area unitaria; quindi di fatto indica il flusso di energia che passa ogni secondo in un centimetro quadrato.