Il progetto Stitching memories a cura di Cristina Cusani e Dafne Salis si propone di ricercare la presenza di strutture di potere all’interno della vita di ciascuno attraverso l’esplorazione della memoria privata.
Con l’aiuto di un’opera partecipata e l’esercizio dell’autocoscienza, i partecipanti potranno indagare se e come nel loro passato, all’interno della loro famiglia, abbia agito il patriarcato o altre forme di potere, come classismo, colonialismo, disparità sociale etc.
Il progetto vive di due fasi: la prima, corale, di raccolta di contenuti da parte dei partecipanti; la seconda di sistemazione, sintesi e restituzione delle informazioni raccolte.
La prima fase è costituita da incontri di gruppo. Durante i laboratori il lavoro manuale guida il pensiero: ad ogni partecipante viene chiesto di portare una fotografia del proprio album di famiglia, che richiami un evento o un ricordo che si vorrebbe cambiare. Durante l’incontro, ogni partecipante agisce sulla fotografia attraverso il ricamo aggiungendo elementi, cancellandoli o cambiando l’assetto di ciò che vi è ritratto. Come se fosse un rammendo, si interviene sulla propria fotografia con i fili colorati così da riparare metaforicamente la propria memoria. Il titolo Stitching memories si riferisce al doppio significato della parola inglese “stitch” che indica sia il punto del ricamo che il punto di sutura, per cui usiamo il ricamo per tentare di rimarginare una ferita.
L’intervento ‘riparatore’ sarà in un secondo momento volto a rendere manifeste le strutture di potere operanti nelle nostre realtà più intime e vicine, come le famiglie. All’interno di una atmosfera accogliente, ognuno, attraverso la pratica dell’autocoscienza, descriverà agli altri cosa sta facendo e perché, e contestualmente cercherà di capire, attraverso gli esempi degli altri, come e se le strutture patriarcali e di potere hanno influito sulle nostre vite. Gli incontri verranno registrati a mezzo audio e le fotografie ricamate verranno raccolte da noi. In questo modo si conclude la fase partecipativa di rammendo/rammento.
La seconda fase del progetto prevede una restituzione al pubblico attraverso una mostra dei lavori realizzati e una pubblicazione all’interno della quale raccogliere storie e immagini.
Ci proponiamo di organizzare laboratori per far partecipare almeno 100 individui ed avere un campione ampio di ricerca. Le fotografie lavorate, accompagnate dalle relative storie in forma orale o scritta, devono essere arrangiate e ordinate visivamente in maniera tale che siano facilmente fruibili dal pubblico.
Questa ricerca sul patriarcato ci sembra importante in questo momento storico in cui la violenza ai danni delle donne si è fatta spazio nel discorso pubblico, per poter ragionare insieme su come sia il patriarcato che altre forme di potere in generale siano parte attiva delle nostre vite. In particolare, la fotografia familiare e d’archivio, intima e preziosa, ci permette di partire dalla storia personale di ognuno per poter arrivare ad una presa di coscienza. La narrazione personale ha il potenziale di mettere in luce la sistematicità di eventi se inserita all’interno di una narrazione collettiva. La fotografia quindi, da sempre custode della memoria, in questo caso viene utilizzata per riscrivere la storia in un processo di rilettura e revisione critica degli eventi.