Etere

Etere è un’opera realizzata durante i due mesi di lockdown per Opera 02 di Attiva Cultural a cura di Martina Campese.

E’ un’immagine creata a contatto con lo scanner, utilizzando l’elemento che più ha condizionato le nostre vite in quel periodo: la saliva. La saliva, veicolo del covid -19 è stato il motivo per cui non potevamo entrare in contatto con altre persone, in questo caso diventa rappresentazione dell’etere, ovvero quell’unico luogo, non fisico, in cui è stato possibile incontrarci durante la quarantena.

Testo critico di Martina Campese

Intangibile distanza.

Qu. 19. Doth not the Refraction of Light proceed from the different density of this Æthereal Medium in different places, the Light receding always from the denser parts of the Medium? And is not the density thereof greater in free and open Spaces void of Air and other grosser Bodies, than within the Pores of Water, Glass, Crystal, Gems, and other compact Bodies? For when Light passes through Glass or Crystal, and falling very obliquely upon the farther Surface thereof is totally reflected, the total Reflexion ought to proceed rather from the density and vigour of the Medium without and beyond the Glass, than from the rarity and weakness thereof.[1]

Cosa ci spinge a utilizzare la parola etereo? Cos’è realmente l’etere?

Una riflessione che attraversa secoli e svariate discipline, dalla filosofia alla fisica, dall’astronomia sino all’astrologia e l’alchimia; differenti visioni, differenti motivazioni e spiegazioni. Di fatto, l’etere non è qualcosa di visibile, è difficile a spiegarsi. C’è però una cosa su cui tutti concordano: l’etere è una sostanza informe, fluida e, soprattutto, pura.

L’opera Etere dell’artista Cristina Cusani si presenta in effetti perfetta; nessuna sbavatura, nessuna ombra, un’immagine che esprime tutto il suo significato al solo vederla.

L’etere, nella riflessione di Cristina, è il punto di arrivo di un processo che ha pian piano preso la sua forma a partire dalla condizione di vita attuale. In particolar modo, dalla privazione a cui l’artista – e si può estendere alla gran parte della popolazione mondiale – è stata sottoposta.

È una privazione di affetti, ma soprattutto di sensi, i quali subiscono un’alterazione della loro percezione: nella vista – ciò che non vediamo diviene immaginazione; nell’olfatto – odori che stimolano ricordi; nel gusto – sapori che esprimono sensazioni; nell’udito – rumori e suoni che stimolano l’ascolto; nel tatto – il toccare e l’abbracciare che vorrebbero sentire le persone vicine.

Ed ecco che si chiarisce la necessità dei sensi di esprimersi in ciò che sono destinati ad essere, ma tutto è alterato, immerso e filtrato da un nuovo mezzo che annulla qualsiasi percezione, il display.

Si annullano le distanze, si abbattono i limiti geografici, si mantiene un contatto con il mondo esterno. Ma in questo nuovo mezzo non c’è tatto, non c’è odore e non c’è gusto.

Siamo tutti immersi in una nuova, eterea, densità.

Il display diviene quindi per Cristina un filtro attraverso il quale poter vedere, e far vedere, questa nuova realtà; un punto di vista che parte da un contesto intimo e personale, ma che conduce a risvolti universali.

La nuova eterea densità non può svelarsi attraverso l’occhio della macchina fotografica, quindi, audacemente, si fa scanner.

Etere diviene rappresentazione visiva di un’esigenza di intangibilità, la stessa intangibilità che rende distanti. La distanza provocata da un “liquido incolore, un po’ filante, secreto da particolari ghiandole annesse al cavo orale (…) costituita essenzialmente da acqua (98,7%) e da sostanze inorganiche (…) e sostanze organiche.”[2]

Come in ogni momento critico dell’esistenza, la creatività tende a darne il suo riflesso, superandone l’apparente ostacolo e riemergendo da esso per offrire nuovi e differenti punti di vista.

In questo contesto, la saliva assume per Cristina Cusani una forte valenza simbolica; una sostanza innocua, invisibile, di cui tutti siamo dotati, ma che mai come ora ci appare così nociva.

[1] Isaac Newton, Opticks: Or, A Treatise of the Reflections, Refractions, Inflexions and Colours of Light, Londra 1718, Query 19.

[2] Saliva, http://www.treccani.it/vocabolario/saliva/.